
Nel 2021 il Parlamento ha approvato la Legge 22 dicembre 2021 n. 227, avviando una riforma profonda del sistema della disabilità.
Non si è trattato di un cambiamento immediato.
La legge ha indicato una direzione, mentre le regole operative sono arrivate dopo, con i decreti attuativi.
Tra i principali:
Decreto legislativo 62/2024
Decreto legislativo 222/2023
Decreto legislativo 20/2024
Messi insieme, questi provvedimenti ridisegnano il sistema.
Il modello precedente era costruito attorno alla malattia: si accertava una condizione sanitaria, si attribuiva una percentuale e, in base a quella, si accedeva a benefici o servizi.
Era un sistema lineare, ma anche rigido e spesso poco aderente alla vita reale delle persone.
La riforma prova a cambiare prospettiva.
Non più soltanto “che diagnosi hai”, ma “come vivi, quali ostacoli incontri, cosa ti serve per funzionare davvero nella quotidianità”.
La riforma è già partita (ma non per tutti)
Un aspetto fondamentale è che questa riforma non è solo futura.
È già in corso, ma in modo graduale.
Dal 2025 è iniziata una fase di sperimentazione in alcune province italiane, progressivamente estesa nel 2026 ad altri territori.
L’obiettivo è testare il nuovo sistema prima di applicarlo a livello nazionale.
Questo significa che oggi convivono due modelli:
–> territori in cui il nuovo sistema è già attivo
–> territori in cui si applica ancora quello tradizionale
L’entrata a regime su tutto il territorio nazionale è prevista, secondo l’impianto normativo, nei prossimi anni.
Cosa cambia davvero nella sperimentazione
La sperimentazione non aggiunge semplicemente un passaggio.
Modifica il percorso in tre momenti chiave:
ingresso, valutazione, presa in carico.
1. L’ingresso nel sistema
Nel modello tradizionale, il percorso partiva con una domanda amministrativa e portava a una visita medico-legale.
Nella sperimentazione, invece, tutto parte dal certificato medico introduttivo, trasmesso all’INPS.
Questo documento non è solo formale: contiene già una prima descrizione della condizione e del funzionamento della persona.
In concreto, questo comporta:
–> una base informativa più completa fin dall’inizio
–> un avvio del percorso più strutturato
–> meno passaggi separati tra procedure diverse
2. La valutazione
Il cambiamento più rilevante riguarda la fase di accertamento.
Prima si trattava di una visita finalizzata a stabilire una percentuale.
Nella sperimentazione, la valutazione diventa multidimensionale.
Non si guarda solo alla diagnosi, ma anche:
- a cosa la persona riesce concretamente a fare
- alle difficoltà nella vita quotidiana
- al contesto in cui vive
Questo cambia il senso della valutazione:
- la percentuale perde centralità
- emergono bisogni che prima restavano invisibili
- la valutazione diventa la base per costruire interventi
3. Dal verbale al progetto di vita
Nel sistema precedente, il percorso spesso si fermava al verbale.
Con il nuovo modello, la valutazione è solo un passaggio intermedio.
L’obiettivo è arrivare al progetto di vita personalizzato.
Si tratta di uno strumento che dovrebbe coordinare:
- interventi sanitari
- supporti sociali
- percorsi educativi o lavorativi
- obiettivi di autonomia
Se il sistema funziona, questo porta a:
- meno frammentazione tra servizi
- meno rimbalzo tra uffici
- maggiore continuità negli interventi
Se invece il coordinamento non regge, il rischio è che il progetto resti solo formale.
4. Un cambiamento di responsabilità
C’è poi un cambiamento meno evidente, ma decisivo.
Nel modello tradizionale, era spesso la persona — o la famiglia — a doversi adattare a un sistema complesso.
Nel nuovo impianto, almeno nelle aree in sperimentazione, il principio si inverte:
è il sistema che deve organizzarsi per rispondere in modo coerente.
Questo implica, nelle intenzioni:
- maggiore integrazione tra INPS, ASL e Comuni
- riduzione delle duplicazioni
- maggiore continuità del percorso

Tra riforma e realtà
Il disegno complessivo è chiaro: un sistema più semplice, più coordinato, più centrato sulla persona.
Il passaggio concreto, però, è ancora in corso.
Per funzionare davvero, questa riforma richiede che:
- enti diversi lavorino insieme
- le procedure siano realmente semplificate
- i servizi cambino organizzazione
Ed è proprio su questo piano che oggi si concentrano le principali difficoltà.
In concreto, oggi
Per le famiglie, la riforma rappresenta già un riferimento importante.
Significa:
- avere una base normativa più forte
- poter chiedere interventi più coerenti
- avere strumenti più chiari per orientarsi
Non significa ancora, ovunque, trovare un sistema già funzionante.
La direzione è chiara: passare da un sistema basato su percentuali e adempimenti a un modello centrato sulla persona e sulla qualità della vita.
La riforma esiste.
In alcuni territori è già realtà.
Il punto, oggi, non è più capire cosa prevede la norma,
ma se e come il sistema sarà in grado di applicarla.
